Preadolescenti: i 5 errori più comuni dei genitori

 

di dott.ssa Sara Bosatra

Psicologa, Psicoterapeuta Espressiva

 

La preadolescenza è una delle fasi di vita più complesse e sconvolgenti da attraversare, sia per i figli sia per i genitori. Nel periodo tra i 10 e i 13 anni il corpo si trasforma con la pubertà ed è attivato dalle pulsioni sessuali, il rapporto con i genitori cambia a favore di una sempre maggiore autonomia, e la relazione con i pari diventa fondamentale per trovare un gruppo a cui affiliarsi, sperimentare nuovi modi di esprimere se stessi e sviluppare le abilità emotive e sociali che permettono di stare bene nel gruppo.

I genitori non hanno mai vita facile, ma è soprattutto con i preadolescenti che l’attenzione tende a calare, con un generale limite dell’interesse alle prestazioni scolastiche e a eventuali comportamenti palesemente devianti, a discapito dell’ascolto più empatico nella relazione tra genitori e figli.

Scopriamo quali sono i 5 errori più comuni dei genitori con figli e figlie preadolescenti.

 

  1. SCAMBIARLI PER ADULTI. Anche se possono sembrare molto maturi a livello cognitivo, i preadolescenti sono ancora fragili a livello emotivo e hanno bisogno del sostegno dei genitori. È raro che lo ammettano e facciano richieste esplicite, per questo gli adulti devono essere attenti a cogliere i segnali non verbali e i comportamenti per intuire come stanno i figli e avvicinarsi a loro quando potrebbero aver bisogno di aiuto.
     

  2. TRATTARLI ANCORA COME BAMBINI. Il principale compito di sviluppo della preadolescenza è quello di separarsi gradualmente dai genitori per costruire la propria individualità. Senza piccoli compiti di responsabilità e di autonomia i ragazzi non possono avere occasione di cavarsela da soli, restando così dipendenti dai genitori per un periodo eccessivamente lungo rispetto alle loro potenzialità e necessità evolutive.
     

  3. NON DARE REGOLE. Le regole possono sembrare ostacoli, ma in realtà sono i paletti laterali che permettono di non uscire di strada. Le regole servono a confrontarsi con il senso del limite, proprio per questo sono necessarie in un periodo di vita caratterizzato generalmente dalla sfida o dall’incoscienza delle conseguenze portate da azioni o parole. Per l’educazione e la responsabilizzazione dei ragazzi, è fondamentale trovare un buon equilibrio tra divieti e concessioni, con poche ma chiare regole e relative punizioni motivate da un semplice nesso causa-conseguenza.
     

  4. PROTEGGERLI IN MODO ECCESSIVO. Affinché possano crescere e maturare i preadolescenti devono vivere sulla pelle i propri sbagli. Di fronte a un bambino il genitore ha tipicamente un atteggiamento più direttivo e offre indicazioni su cosa fare e come farlo, ma di fronte a un preadolescente il genitore deve spostarsi in disparte e diventare un osservatore disponibile a intervenire. Più che direttive, ai preadolescenti servono ascolto, delucidazioni e consigli, affinché possano trovare nei genitori il sostegno necessario per provare e riuscire efficacemente da soli.
     

  5. SOTTOVALUTARE EVENTUALI DIFFICOLTÀ NELLA RELAZIONE CON I PARI. Questa è l’età in cui i ragazzi imparano a stare in gruppo con i coetanei, sviluppando quelle abilità relazionali che in adolescenza verranno ormai date per scontate e saranno determinanti per una buona competenza sociale. È dunque fondamentale che i genitori prestino attenzione alla qualità delle relazioni che i figli sviluppano con i coetanei, dal gruppo classe al vicinato, ai compagni di attività extra scolastica, ai vecchi amici con cui si mantengono i contatti. Dall’analisi di quanto i ragazzi siano capaci di esprimere le proprie emozioni e idee, comunicare efficacemente, rispettare gli altri e farsi rispettare, creare legami significativi, i genitori possono cogliere eventuali difficoltà sociali dei figli, intervenire in prima persona o richiedere una consulenza professionale per aiutare i preadolescenti a sviluppare le proprie abilità relazionali.

 

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